Martedì 23 Febbraio
L’HOMO NALEDI: CAPIRE L’EVOLUZIONE DELL’UOMONALEDI
1° turno ore 17.00-18,15 riservato ragazzi medie e superiori
2° turno ore 18,15-19,30 riservato ragazzi superiori e docenti
Conoscete l’Homo Naledi? L’ antropologo Damiano Marchi, unico italiano nel team di ricerca di questo nuovo ominide, sarà al Post per svelare tutti i segreti su questa incredibile e rivoluzionaria scoperta.
In una grotta vicino a Johannesburg, tra il 2013 e il 2014 sono stati rinvenuti oltre 1.500 elementi fossili, di cui ossa appartenenti a 15 individui.
È il più grosso ritrovamento di ossa di ominidi mai avvenuto: tutto è cominciato nella grotta detta Rising Star, a una cinquantina di chilometri a nordovest di Johannesburg in Sudafrica. Erano in una cavità accessibile solo attraverso un pozzo talmente stretto che per recuperarli è stato arruolato uno speciale team di speleologi e ricercatori che fossero magri abbastanza per entrarci, e addirittura solo con le braccia alzate sopra la testa. Era una regione conosciuta dai ricercatori già dai primi decenni del Novecento come possibile “cullaNALEDI 18,15 dell’umanità”, vista la quantità di fossili e reperti rinvenuti.
Complessivamente, Homo Naledi appare come una delle specie più primitive del genere Homo, ma ha alcune caratteristiche sorprendentemente umane, tali appunto da farlo ricomprendere nel genere cui apparteniamo anche noi. Aveva un cervello minuscolo, più o meno delle dimensioni di un’arancia, posto in cima a un corpo relativamente lungo e snello”. Secondo i ricercatori, Homo Naledi doveva essere in media alto circa un metro e mezzo e pesare 45 chili.
Il cranio e i denti appaiono abbastanza simili a quelli di alcune specie più primitive del genere Homo. Mani e piedi ci dicono molto di lui e delle sue abitudini: le mani appaiono adatte all’utilizzo di utensili, ma le dita sono molto curve, il che fa pensare che fosse molto bravo ad arrampicarsi. Quanto ai piedi, sono il tratto anatomico più sorprendente, perché “sono praticamente indistinguibili da quelli di un essere umano moderno. La particolare combinazione dei tratti anatomici distingue Homo Naledi da tutte le specie finora conosciute.
L’homo Naledi capovolge quello in cui i paleontologi credevano e cioè: “l’uomo che camminava eretto aveva perso la capacità di arrampicarsi sugli alberi” ma proprio Damiano Marchi afferma :”Abbiamo trovato una nuova specie umana che potremmo collocare alla base del nostro genere che aveva entrambe queste caratteristiche”.
In più pare che i resti ritrovati nella grotta non fossero lì per caso. L’homo Naledi con molta probalità era dedito alla sepoltura, quindi pare che questa specie fosse già capace di un comportamento ritualizzato (vale a dire ripetuto) finora attribuito solo agli esseri umani moderni.
Per questo e molto di più vi aspettiamo al Post con l’antropologo Damiano Marchi per svelare tutti i segreti dell’Homo Naledi e dell’evoluzione dell’uomo.

 


 

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