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UNA CUPOLA SPAZIALE… COME NEI FILM DI GUERRE STELLARI!
Italiana la nuova finestra sull'universo che permetterà agli astronauti una visibilità a 360 gradi sullo spazio esterno…
È tutta tecnologia made in Italy la nuova finestra sull'universo che permetterà agli astronauti della Stazione spaziale internazionale una visibilità a 360 gradi sullo spazio esterno, per controllare il funzionamento del Braccio robotico remoto della stazione, ma anche di godere di una vista mozzafiato sul cosmo. A costruire la Cupola spaziale sono stati gli ingegneri di Thales Alenia Space, la joint-venture italo-francese tra il gruppo Thales e Finmeccanica, «copiando » l'intuizione di Michelangelo quando all'inizio del Cinquecento scolpì il David. Come l'artista rinascimentale partì da un unico blocco di marmo per ricavare uno dei capolavori della scultura mondiale, così la Cupola è stata ottenuta da un blocco pieno di lega di alluminio, poi scavato con le macchine per dargli la forma e lo spessore voluti. «Era la soluzione migliore per ottenere la massima superficie possibile di vetri e poi mantenerli insieme in modo estremamente rigido, per poter resistere alle straordinarie condizioni cosmiche. Ma, allo stesso tempo, per avere una struttura leggera, perché nello spazio il peso costa», spiega al telefono l'ingegnere Luigi Maria Quaglini, direttore dello stabilimento di Thales Alenia Space a Torino.
E questa versione hi-tech di abilità antiche, che ieri si è guadagnata la prima pagina del Wall Street Journal, ha permesso al consorzio guidato da Thales Alenia Space di vincere la gara indetta dall'Agenzia spaziale europea nel 2000 e battere il consorzio di aziende tedesche, che invece proponeva di realizzare la struttura della Cupola assemblando strisce di metallo. Una soluzione, quella tedesca, giudicata poco affidabile per resistere alle tremende sollecitazioni spaziali (caldo torrido, freddo siderale, polveri, meteoriti e altri detriti) a cui sarà sottoposto l'osservatorio.
La Cupola, «grande come una nuova Fiat Cinquecento», pesa 1680 chili ed è composta da sette grandi vetrate (sei laterali e una superiore). Rappresenterà anche «un legame psicologico fra la stazione e la Terra », afferma Dino Brondolo, responsabile dei programmi di Thales Alenia Space. La Nasa la manderà in orbita tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010 per attaccarla al Nodo 3, un modulo della Stazione spaziale sempre realizzato da Thales Alenia Space. Come lo è il Nodo 2. Come lo sono Leonardo, Raffaello e Donatello, i tre e moduli logistici utilizzati per il trasporto con lo Shuttle (è successo appena due settimane fa con Leonardo, rimasto per due settimane attaccato al Nodo2 per rifornire la Stazione spaziale). O, ancora, come lo è il laboratorio Columbus, lanciato quest'anno e ora agganciato in modo permanente alla Stazione. «Qui a Torino abbiamo costruito oltre il 50% dagli spazi pressurizzati, cioè vivibili dagli astronauti della Stazione spaziale internazionale. Più di quanto hanno fatto Usa e Russia. Un vanto per la tecnologia italiana. Gli americani vedono gli italiani come artisti. Noi volevamo dimostrare che, oltre a essere artisti, siamo anche ingegneri e sappiamo fare cose belle, ma anche efficienti», dice Dino Brondolo. Nel complesso, per quel che riguarda la Stazione spaziale internazionale, i progetti di Thales Alenia Space ammontano a «circa 2 miliardi complessivi», di cui la Cupola rappresenta 25 milioni.
Data: 5-12-2008
Fonte: Corriere della sera.it
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